Formare le professionalità del futuro prossimo: arrivano i digital curators

Formare le professionalità del futuro prossimo: arrivano i digital curators

Chiara Cirinnà

Fondazione Rinascimento Digitale

Il costante sviluppo delle tecnologie digitali apre continuamente nuovi scenari ed opportunità, sia in ambito professionale che privato. Documenti elettronici, fotografie, comunicazioni, dati scientifici sono oggi creati ed archiviati in formato digitale. “Che fare se un floppy o un CD-Rom risulta non più leggibile? Quali garanzie si possono avere sull’affidabilità ed autenticità dei documenti digitali? Per quanto tempo riusciremo ad accedere al nostro archivio di foto digitali?”. La maggioranza  delle persone dedica generalmente ben poco tempo a queste riflessioni.

L’accessibilità e la conservazione a lungo termine delle risorse digitali si impongono come un tema chiave, non ancora del tutto compreso nella sua complessità: conservare le risorse digitali nel lungo periodo implica l’osservazione di pratiche di gestione che coinvolgono l’oggetto digitale durante tutto il suo ciclo di vita. Anche se un file può sopravvivere nel tempo, l’hardware ed il software utilizzati per crearlo potrebbero non essere più disponibili.

La conservazione digitale non è solamente un meccanismo per assicurare che la sequenza di bit creata oggi sia recuperabile ed interpretabile domani, è un processo che coinvolge anche, ma non solo, aspetti legati alla sostenibilità economica, al quadro legislativo, all’affidabilità dei sistemi di deposito delle risorse.

Scenari in evoluzione

A livello europeo le istituzioni culturali hanno assistito ad un aumento consistente nell’uso delle tecnologie informatiche e della comunicazione nelle loro attività: favorite anche da un crescente dibattito sviluppatosi nel movimento dell’Open Access ([1]), le biblioteche digitali, ad esempio, hanno avuto notevole impulso nella produzione e gestione di risorse digitali.

Recentemente uno studio prodotto nell’ambito dell’iniziativa NUMERIC sul progresso a livello Europeo nella digitalizzazione della cultura, ha stimato che circa 58.000 istituzioni dell’Unione Europea siano impegnate nella digitalizzazione e conservazione di risorse culturali, tra cui Archivi, Biblioteche, Musei, Pubbliche Amministrazioni, Istituti depositari di materiali audiovisivi ad altre ([2]).

In Italia, in particolare, il tema della conservazione a lungo termine è stato rilanciato anche grazie alla legge sul deposito legale delle pubblicazioni digitali (Legge 106 del 2004, DPR 252/2006) che affida alle Biblioteche Nazionali il ruolo di  gestori ed erogatori di un servizio di deposito legale ([3]).

La rapidità dei cambiamenti tecnologici pone dunque grandi sfide alle istituzioni responsabili per la gestione e conservazione a lungo termine delle risorse digitali, generando anche un profondo ripensamento dei ruoli e delle competenze tradizionali.

Tradizionalmente infatti la conservazione delle “collezioni” riguardava la gestione di oggetti fisici: esistono ormai consolidati corsi di formazione professionale che consentono di ottenere un’adeguata qualifica per questi ruoli.

Le modificazioni avvenute negli scenari descritti attestano la nascita di nuove figure professionali, identificabili col termine anglofono di digital curators, traducibile come “ i responsabili di tutte le attività finalizzate alla valorizzazione e conservazione nel lungo periodo dei sistemi documentari digitali”.

Nuove tipologie di impiego stanno emergendo per i digital curators in tutta Europa, ma la realtà dimostra che se da un lato i datori di lavoro attraversano serie difficoltà nel reclutamento di personale con competenze adeguate, dall’altro si assiste ad una crescente richiesta, da parte del personale impiegato, di formazione professionale specifica in questo settore.

Una ricerca svolta nel 2010 da Gartner, leader mondiale nella ricerca e consulenza sull’Information Technology, ha previsto che entro il 2012 circa il 15% delle organizzazioni dovrà dotarsi di una figura Digital Archivist (contro l’1% stimato nel 2009) ([4]).

Anche la Commissione Europea nella Strategia Europa 2020 ha inserito fra i vari obiettivi l’Agenda for New Skills and Jobs, in cui si sottolinea l’urgenza di definire nuovi percorsi formativi che incontrino le attuali e future richieste di nuove figure professionali in Europa, nell’ottica di prevedere gli sviluppi degli andamenti del mercato ([5]).

E l’Italia non resta a guardare

Riguardo l’adozione di strategie digitali con una visione di lungo periodo, l’Italia accusa un notevole ritardo rispetto agli altri Paesi europei. Esistono infatti dei nodi critici da dover sciogliere, pena il definitivo ritardo nella competitività rispetto alle principali economie occidentali.

Un  primo passaggio obbligato per la realizzazione di iniziative di conservazione a lungo termine è senza dubbio quello di ottenere l’indispensabile sostegno politico. Solo così sarà possibile superare l’attuale frammentazione ed avviare programmi di ricerca nazionali, orientati alla sperimentazione e alla cooperazione di vari soggetti.

Un secondo requisito indispensabile è la cooperazione a livello internazionale per sviluppare e diffondere linee guida, raccomandazioni e soluzioni tecniche idonee.

Terzo punto, ma non meno importante, è sicuramente la riqualificazione del personale impiegatizio e dirigenziale di tutte le istituzioni mediante programmi di formazione permanente che assicurino l’aggiornamento continuo delle competenze.

E’ recente l’iniziativa lanciata da Agendadigitale.org ([6]), un appello rivolto lo scorso 31 gennaio da 100 persone che si occupano di digitale con una pagina autofinanziata sul Corriere della Sera. L’appello chiede alla politica la necessità di attivare una strategia organica per il digitale, così come richiesto dalla Commissione Europea. Ad oggi, oltre ad una forte risposta di cittadini in rete e l’interesse suscitato preso i media nazionali, l’appello ha stimolato anche i primi passi del dibattito politico con proposte e dichiarazioni di impegno da parte di politici di ogni schieramento, maggioranza e opposizione, oltreché di esponenti del governo.

La strada è ancora lunga, ma sembra che qualcosa si stia muovendo.

Sviluppare un nuovo framework: la formazione professionale dei digital curators

In tutto questo, una buona notizia è la presenza dell’Italia in un progetto europeo strategico per la formazione dei digital curators, DigCurV, Digital Curator Vocational Education Europe ([7]). A fare da portabandiera è una dinamica fondazione bancaria, Fondazione Rinascimento Digitale – Nuove Tecnologie per i Beni Culturali ([8]). Nasce nel 2005 con l’intento di promuovere l’applicazione delle nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione per la valorizzazione dei beni culturali, tramite iniziative di ricerca, consulenza, promozione e formazione, anche in collaborazione con altri enti di ricerca.

Il progetto, iniziato ufficialmente a Gennaio 2011 e finanziato dalla Comunità Europea nell’ambito del programma Leonardo da Vinci, è un sotto-programma del Lifelong Learning Programme (LLP), tra i più importanti nel settore dell’istruzione e della formazione. Il programma, incentrato sulla formazione professionale, tiene in considerazione sia le necessità di apprendimento che i requisiti per l’insegnamento; è rivolto ad educatori e formatori professionali, istituzioni, enti di istruzione ed enti impegnati nella formazione continua o nel mercato del lavoro.

DigCurV intende migliorare la formazione professionale dei digital curators attivi in biblioteche, archivi e musei e in settori afferenti al patrimonio culturale, per consentire lo sviluppo di nuove competenze, ritenute essenziali per la gestione e la conservazione a lungo termine delle risorse digitali.

Questo progetto della durata di trenta mesi mira ad identificare le competenze fondamentali richieste ad un digital curator analizzando le opportunità formative esistenti e rilevando le necessità del settore legate alla formazione.

In dettaglio, gli obiettivi che si pone il progetto sono:

  • Costruire un network di stakeholders, quali organizzazioni che si occupano di formazione, istituzioni che hanno digital curators al loro interno e singoli esperti, per permettere la cooperazione e la condivisione di risultati ed esperienze nel campo della formazione professionale per i digital curators coinvolti in istituzioni culturali;
  • Identificare e disseminare best practices, corsi specifici, approcci utilizzati per la formazione professionale continua nel settore;
  • Identificare le esigenze formative dei digital curators nel settore dei beni culturali, analizzando le competenze fondamentali richieste da managers e impiegati coinvolti in vario modo nella conservazione a lungo termine, per comprendere approfonditamente i diversi requisiti del settore;
  • Stabilire una struttura di curriculum formativo per la formazione professionale continua nella digital curation, agevolando la creazione e la valutazione di workshop formativi;
  • Richiamare l’attenzione a livello politico verso l’importanza di uno sviluppo professionale continuo nella digital curation.

Il progetto si propone di raggiungere dai 100 ai 120 centri di competenza sulla digital curation, più di 1000 persone coinvolte nelle istituzioni culturali ed educative e circa 150 policy makers.

Tutto questo sarà possibile grazie alla presenza nel consorzio di attori di rilievo internazionale, provenienti da Europa, Canada e USA che hanno una consolidata esperienza nel campo delle digital libraries e della digital preservation. Oltre alla Fondazione, tra i partner figurano: iSchool at the University of Toronto (Canada); Goettingen State and University Library (Germania); HATII (UK); MDR Partners (UK); Trinity College Dublin, the Long Room Hub (Irlanda) e Vilnius University Library (Lituania).

La rete dei partners associati include: Digital Preservation Coalition (UK), Institute of Museum and Library Services (USA), nestor qualification consortium (Germania).

Il progetto intende creare una solida rete di stakeholders a livello europeo, pertanto fornisce l’opportunità di aderire come “network member” ([9]): sarà così possibile partecipare, con modalità diverse, alla definizione di un nuovo framework per la formazione professionale dei digital curators dando il proprio personale contributo. Ci auguriamo che gli operatori italiani del settore prendano parte numerosi all’iniziativa.

Fondazione Rinascimento Digitale in DigCurV si occuperà di analizzare lo stato della formazione professionale nella digital curation in Italia. In particolare contribuirà ad analizzare corsi di training, curriculum, risorse e best practices, a svolgere focus groups in Italia e ad organizzare workshop formativi. La fondazione avrà inoltre la responsabilità sia del final report che dell’organizzazione della conferenza finale del progetto che si terrà a Firenze e che permetterà di esporre i risultati del progetto tramite il coinvolgimento di decisori politici e legislativi.

Oltre a questo progetto, la Fondazione Rinascimento Digitale è coinvolta anche nella Network of Excellence APARSEN, Alliance for Permanent Access to the Records of Science Network ([10]). Il progetto mira ad integrare le iniziative di ricerca in Europa sulla Digital Preservation mediante la definizione di una comune terminologia, organizzando eventi, coordinando le iniziative su tale tema, promuovendo un piano  formativo condiviso, offrendo servizi e soluzioni concrete per creare un Virtual Centre of Digital Preservation Excellence. L’attenzione è posta principalmente sui trusted digital repositories, l’autenticazione delle risorse, i persistent identifiers, il multimodal data management. Particolare attenzione è posta al training e alla produzione di materiale formativo.

Come Fondazione siamo fieri di poter informare circa questi progetti, che riteniamo siano dei  significativi segnali che ribadiscono il desiderio di dare il proprio contributo alla ricerca in un settore davvero strategico per l’intero Paese.


[1] Budapest Open Access Initatives – http://www.soros.org/openaccess

[2] NUMERIC, “Developing a statistical framework for measuring the progress made in the digitisation of cultural materials and content”, Study deliverable № 8, May 2009.

[3] Il progetto Magazzini Digitali – servizio nazionale coordinato di conservazione e di accesso nel lungo periodo delle risorse digitali, sviluppato dalla Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, insieme con la Biblioteca Nazionale Centrale di Roma e Biblioteca Nazionale Marciana ed in collaborazione con la Fondazione Rinascimento Digitale, sperimenta su larga scala un’infrastruttura di immagazzinamento e gestione delle risorse digitali affidabile e sicura nel tempo.

A partire da gennaio 2010 è iniziato un ulteriore sviluppo del progetto: il servizio per il deposito legale di contenuti digitali a livello nazionale. In collaborazione con il gruppo di lavoro Open Access della CRUI, è stato infatti realizzato e testato un servizio di raccolta automatica (harvesting) dei dati e dei metadati delle tesi di dottorato di ricerca ai fini del deposito legale, www.depositolegale.it

[4] Gartner, Inc. (NYSE: IT), “Gartner Identifies Four Information Management Roles IT Departments Need to Remain Effective”, Press Release, http://www.gartner.com/it/page.jsp?id=1282513

[5] La Commissione Europea definisce Agenda Digitale la strategia per una fiorente economia digitale entro il 2020; indica politiche ed azioni per massimizzare il beneficio della Rivoluzione Digitale a vantaggio di tutti. http://ec.europa.eu/europe2020/tools/flagship-initiatives/

[6] www.agendadigitale.org

[7] www.digcur-education.org

[8] www.rinascimento-digitale.it

[9] http://www.digcur-education.org/eng/user/register

[10] http://rinascimento-digitale.it/news-aparsen.phtml#1303